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Maddalena leggente (Opera perduta)

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1527-30 c.
olio
Dresden, Gemäldegalerie

A partire dal primo Seicento è possibile registrare negli inventari di collezionisti italiani e stranieri la presenza di copie di un dipinto del Correggio rappresentante Santa Maria Maddalena coricata che legge, celebri esempi ne sono una copia di Allori  e una di Badalocchio . Dal Seicento all’Ottocento la fama di questa invenzione del Correggio, quasi una controparte sacra della celebre Venere  di Giorgione, raggiunse livelli altissimi.
Si è a lungo pensato che l’originale del Correggio fosse il dipinto che si trovava a Dresda fino alla seconda guerra mondiale quando andò irrimediabilmente disperso. Anche se questa provenienza è stata messa in dubbio possiamo considerare l’opera di Dresda se non come l’originale come una fedele memoria dell’invenzione del Correggio.
Quando fu dipinta, la Maddalena leggente rappresentava un’iconografia piuttosto inusuale in Italia. Era invece un soggetto più noto nelle Fiandre  e in quelle regioni francesi che erano in qualche modo legate alla devozione di Santa Maria Maddalena. Infatti, secondo la leggenda, la santa si sarebbe recata in Provenza per evangelizzare le coste francesi e avrebbe poi terminato i suoi giorni a Sainte-Baume, ritirata in un’impervia montagna a fare penitenza. Nel santuario poi costruito in loco, si trovava una statua nella stessa posa coricata che poi tanti artisti, il Correggio incluso, avrebbero adottato per i loro dipinti.
L’opera italiana più vicina a quella ideata dal Correggio fu prodotta a Mantova da Giulio Romano . Questa testimonianza insieme ad altre che attestano come Isabella d’Este nutrisse un particolare interesse per la santa penitente che la aveva portata nel 1517 in pellegrinaggio a Sainte-Baume, ed aveva già ricevuto informazioni da Veronica Gambara riguardo alla maestria del Correggio a rappresentare santa Maria Maddalena [1], indicano fra i più verosimili committenti dell’opera del Correggio proprio Isabella d’Este [2].
Altre testimonianze fanno pensare che Vittoria Colonna, che pure desiderava fare un pellegrinaggio a Sainte-Baume e aveva una speciale devozione per santa Maria Maddalena, avesse richiesto a Isabella di donarle l’originale del Correggio, che sarebbe quindi migrato a Roma, o a Ischia dove la marchesa risiedeva. [M. Spagnolo]


1. Lettera di Veronica Gamba a Isabella d’Este, 3 settembre 1528: “Nel tempo stesso crederia di manchar molto del debito mio inverso di Vostra Eccelletia, se non mi advisasi di darle qualche notizia intorno al capo d’opra di pictura che il nostro Messer Antonio Allegri ha hor hora terminato, sapend’io maxime che Vostra Eccellentia come intendentissima di simili cose molto si diletterà. Rappresenta il medesimo la Maddalena nel deserto ricovrata in un’orrido speco  a far penitentia, sta essa genuflexa dal lato dextro con le mani gionte alzate al Cielo in atto di domandar perdono de peccati, il suo bell’atteggiamento, il nobil, et vivo dolore che exprime il suo bellissimo viso la fanno miravil sì, che fa stupore a chi la mira. In quest’opera ha espresso tutto il sublime dell’Arte della quale è gran Maestro. Le baso le mani, et quanto più poso me raccomando”.

2. Spagnolo 1, p. 32-33: “Per quanto giudicabile solo dalle copie, dalla sbiadita fotografia e dalle descrizioni del dipinto che era a Dresda, si può dire che se, come sembra, furono i Gonzaga a rivolgersi al Correggio per ricreare l’esatta iconografia di Sainte-Baume, le loro aspettative non furono disattese: la perduta Maddalena leggente riuscì a tradurre in un linguaggio sofisticato ed elegante ogni dettaglio del suo modello d’oltralpe.
La santa vi era rappresentata in un aperto e rigoglioso paesaggio. La posa codificata era arricchita dal gesto estremamente naturale della figura che, con la mano sinistra, sosteneva il libro dal dorso avvicinandolo agli occhi e poggiava l’avambraccio destro sulle pagine del volume che non stava leggendo. Non più la Maddalena con il vaso degli unguenti o il libro poggiato di fronte a sè, ma una sensualissima giovane donna soavemente assorta nella lettura fino quasi ad abbracciare il suo libro.
L’importanza visiva accordata al libro, che non è più rappresentato come attributo statico della storia ma come elemento narrativo integrante, che definisce e determina la gestualità della figura, risponde all’interesse tipico del Correggio, ma già di Leonardo, di far giocare agli attributi un ruolo significativo, narrativo, all’interno della composizione. Al di là del valore simbolico che il libro poteva avere, la rappresentazione della santa assorta in lettura gratificava  un pubblico femminile colto.
Dalle descrizioni del dipinto che era a Dresda, apprendiamo che la luce, provienente da sinistra a illuminare le parti scoperte del corpo della santa, si rifletteva sulle pagine bianche del libro: si trattava, quindi, di un impiego studiato dell’illuminazione - peraltro tipico di molte opere dipinte dal Correggio negli anni venti - capace di indicare il percorso di lettura dell’immagine.
Rispetto ai prototipi d’oltralpe, il Correggio scelse un punto di vista ravvicinato, capace di instaurare quel particolare rapporto tra immagine e spettatore che Shearman ha acutamente descritto analizzando i ritratti di personaggi sognanti. Il sottile piacere che offrono questi dipinti starebbe infatti nella consapevolezza di godere di un punto di vista privilegiato che permette di vedere - quasi di nascosto - una figura in un momento estremamente intimo e privato. A questo particolare artificio retorico il Correggio associò, spesso, come già aveva fatto Leonardo, la rappresentazione dello sguardo rivolto verso il basso. [...]
Nel caso della Maddalena leggente è affascinante ricordare che il racconto agiografico insista sul fatto che la santa si era ritirata nelle alte e impervie montagne provenzali per evitare ogni contatto. Ella viveva isolata, etimologicamente nel deserto, nutrita solo dal pane, o dal canto divino, che le portavano gli angeli, i soli cui era concesso, e che erano in grado, di farle visita. Il testo di Jan van der Saren, infatti, spiegava che la santa “habitavit praeterea in concavitate terribili, quae est in medio rupis, ad quam propriis viribus suis scandere penitus erat impossibile, angeliorum potius vecta ministerio”. L’”orrido speco” eletto da Maddalena era quindi impossibile da raggiungere per gli uomini e in questo stava forse, per chi conoscesse bene la storia della santa, il fascino sottile del dipinto del Correggio: nel permettere allo spettatore ciò che agli uomini era stato negato: guardare, scrutare a lungo questa bellissima creatura distesa sul prato a piedi scalzi mentre era assorta nella lettura.”