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Orazione nell'orto

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1524 c.
olio su tela, 37 x 40
London, Apsley House

Questa piccola tavola, che oggi versa in un cattivo stato di conservazione, fu ammirata a Reggio Emilia da Vasari che ne diede una bella descrizione [1]. Negli anni ottanta del Cinquecento si trovava nella stessa città presso Rodolfo Signoretti, lì l’avevano presumibilmente ammirata e studiata Lelio Orsi , Tiziano, Lomazzo, El Greco e Annibale Carracci.
Una fonte del tempo (1582) narra che dell’opera circolava “notizia in Spagna e a Roma” e che sia Filippo II di Spagna che Alfonso II d’Este avevano provato ad acquistarla.
Fu invece un nobile milanese, Pirro Visconti a riuscire, intorno al 1587, ad aggiudicarsi l’ambito dipinto e a portarlo a Milano presso la sua villa a Lainate. A Milano  l’opera ebbe un’eccezionale fortuna incontrando il favore del clima profondamente religioso dell’era borromaica.
Da casa Visconti passò al Marchese di Caracena e quindi fu portata in Spagna entro la fine del Seicento, dove più tardi la ammirò Mengs. Infine giunse in Inghilterra presso il Duca di Wellington.
Un’antica incisione  di Bernardino Curti attesta che la parte destra del dipinto, oggi illeggibile, conteneva nello sfondo le figure di Giuda e dei soldati che avanzavano con le fiaccole per catturare il Cristo. L’opera era organizzata intorno a una calibratissima distribuzione della luce che si articolava in divina (quella del Cristo) naturale (quella dell’aurora) e artificiale (quella delle fiaccole). Era un vero e proprio tour de force compositivo, date anche le ridotte dimensioni della tavola [2], che avrebbe, insieme alla Notte di Reggio, fondato la fortuna del Correggio come maestro nel dipingere immagini “finte di notte”. [M. Spagnolo]


1. Vasari,  1568: “È nella medesima città [Reggio] un quadretto di grandezza di un piede, la più rara e bella cosa che si possa vedere di suo di figure piccole, nel quale è un Cristo ne l'orto: pittura finta di notte, dove l'Angelo aparendogli, col lume del suo spendore fa lume a Cristo, che è tanto simile al vero che non si può né immaginare né esprimere meglio. Giuso a piè del monte, in un piano, si veggono tre Apostoli che dormano, sopra ' quali fa ombra il monte dove Cristo òra, che dà una forza a quelle figure che non è possibile; è più là, in un paese lontano, finto l'apparire della aurora; e si veggono venire da l'un de' lati alcuni soldati con Giuda: e nella sua piccolezza questa istoria è tanto bene intesa, che non si può né di pazienza né di studio per tanta opera paragonalla.”
2. Spagnolo 2005, p. 76: “Stando alle parole di Vasari, alle più antiche incisioni tratte dall’opera, e ai dipinti di altri artisti ad essa ispirati, sembra che oggi si sia perso quello che doveva essere il principale punto di forza dell’Orazione del Correggio: un raffinato gioco di effetti luministici che si veniva a creare tra la figura dell’angelo, che “col lume del suo splendore” faceva “lume a Cristo”, l’aurora che tingeva d’azzurro le montagne e, infine, le luci delle fiaccole dei soldati che avanzavano dallo sfondo. Si può immaginare che le diverse gradazioni della luce indicassero il percorso di lettura dell’immagine: al lume divino che isolava il Cristo dal resto della scena, sottolineando la sua solitudine in quel momento drammatico, si contrapponeva la quasi oscurità in cui si trovavano gli apostoli i quali, avendo ceduto al sonno, apparivano come personaggi passivi di un dramma che non potevano scongiurare. Le luci delle fiaccole sullo sfondo, infine, sottolineavano l’arrivo imminente di Giuda e dei soldati.
Il fascino dell’Orazione nell’orto e la sua capacità di ispirare nuove ricerche luministiche erano anche connessi al fatto che l’opera si trovava a Reggio dove era possibile ammirare un altro ben più famoso notturno dell’artista: la Natività nella chiesa di San Prospero. Chi allora si recò a Reggio e riuscì a vedere l’Orazione in collezione privata ebbe sicuramente modo di ammirare anche la Notte ed è chiaro che la presenza in città di quest’ultima, più impegnativa, opera valorizzasse e, per così dire, ‘illuminasse’, il piccolo notturno dell’Orazione. 
Non fu, però, solo per i suoi lumi che questo dipinto riuscì ad affermarsi come un modello per tanti artisti diversi. Infatti, un confronto con la tradizione iconografica più accreditata in Italia nel primo Cinquecento, di cui alcuni dipinti di Garofalo possono offrire un esempio eloquente, rivela le molte novità della proposta del Correggio. Innanzi tutto la collocazione della figura del Cristo in primo piano, non più di spalle o di profilo, ma direttamente rivolta verso l’osservatore. Una scelta, attentamente studiata dal Correggio nel disegno preparatorio, che contribuisce a rendere questa immagine particolarmente comunicativa, evocando le affinità tra la figura del Cristo e la tradizionale iconografia del Vir dolorum. Alla stessa aspirazione di piana e suasiva leggibilità si accorda la rappresentazione dell’angelo in uno scorcio tanto ardito da permettere all’osservatore di vederne l’espressione del volto e il gesto rivolto al Cristo.
 Sebbene alcune incisioni nordiche poterono, forse, ispirare all’artista uno o più particolari di quest’invenzione si può osservare che l’eccelsa capacità di esprimere nel volto e nel gesto del Cristo il trascolorare di sentimenti quali l’angoscia, la paura, il dolore e la dolce e remissiva accettazione della volontà divina, siano uno dei frutti più maturi di quell’intensa ricerca sui moti dell’animo che aveva interessato il Correggio fin dagli esordi della sua attività.”
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La massima espressione dell'angoscia di Cristo, prossimo e ben consapevole della sua passione, viene affrontata dal Correggio revertendo l'impostazione tradizionale della scena, che voleva Gesù più lontano del gruppo degli apostoli dormienti, e quasi posto di spalle. Pittore profondamente religioso e formato alle penetranti meditazioni monastiche Antonio qui esige la frontalità del Figlio di Dio che si offre in olocausto al Padre, ma che - al tempo stesso e come uomo - vorrebbe rifuggire l'immenso dolore delle torture e della crocifissione.
Con la sua padronanza geniale della sfericità dello spazio e della rotazione aerea delle figure il Correggio riesce a mostrarci in simultanea pressochè frontale Cristo e l'Angelo consolatore che prodigiosamente lo illumina. Il Vasari cita questa tavola come "la più rara e bella cosa che si possa vedere di suo di figure piccole", giudicandola "senza paragone". L'efficacia del contrasto tra "i moti dell'animo" di Gesù, ossia il conflitto estremo tra le sue due nature, e il coessenziale straordinario ruolo dei lumi, aprì immediatamente la gran fama di questo lavoro, poi ripreso da Tiziano e da molti altri pittori come ricorda lo studio prezioso di Maddalena Spagnolo. Davanti a una replica di questa Orazione volle morire San Carlo Borromeo.    (G.Adani)