sei qui: Banca dati | Le opere del Correggio | Scheda dell'opera

Madonna di San Sebastiano

ZOOM
1524 c.
olio su tavola, 265 x 161
Dresden, Gemäldegalerie

L’imponente pala d’altare che oggi è conservata a Dresda era stata in realtà eseguita per la confraternita di San Sebastiano a Modena. Non si sa esattamente quando ma considerazioni stilistiche, insieme alla presenza di San Rocco sulla destra del dipinto, un santo in genere invocato per la guarigione dalla peste, hanno fatto pensare che la commissione fosse connessa a una pestilenza e dacché è documentata una grave epidemia di peste a Modena nel 1523, si ritiene che la pala sia stata eseguita intorno al 1524. E’ brevemente ricordata da Vasari quando si trovava ancora nella sua collocazione originaria.
Nel Seicento Francesco I d’Este la volle per la propria galleria, dove l’opera fu ammirata da Francesco Scannelli che ne scrisse un elogio entusiasta [1]. Come gran parte della collezione d’Este anche questo dipinto fu acquistato nel 1746 da Augusto III di Sassonia che lo portò a Dresda dove ancora oggi si trova.
L’immagine è articolata in due parti, una superiore, divina, dove la Vergine attorniata da angioletti è assisa su una nuvola, e una inferiore, terrena, in cui stanno San Sebastiano sulla sinistra, il vescovo di Modena, a cui una fanciulla porge un modellino della famosa cattedrale della città, e San Rocco addormentato sulla destra. La Vergine appare come in una visione celeste, forse la visualizzazione di un sogno dello stesso San Rocco che la avrebbe invocata per liberare la città dalla pestilenza. Una simile articolazione dello spazio e della narrazione si ritrova in opere celebri come la Madonna di Foligno  di Raffaello.
Lo stile del Correggio è ormai arrivato a un livello di assoluta maturità, come testimonia l’eccezionale capacità di organizzare la scena intrecciando i gesti e gli sguardi delle figure e riservando un elegante contrapposto alla figura del vescovo che indica la Vergine all’osservatore verso cui rivolge il suo sguardo. Egli si impone quindi come vero trait d’union fra il mondo celeste evocato dalla parte alta della pala e il mondo terreno a cui egli stesso appartiene insieme agli osservatori.
Questo artificio retorico, insieme all’estrema naturalezza con cui sono descritti i gesti dei personaggi e insieme a quel senso di movimento che pervade la scena, contribuisce a far percepire l’immagine in un hic et nunc che pare dischiudersi e rinnovarsi, come in una sacra rappresentazione, ogni volta che viene colta dallo sguardo di un osservatore.
Simili escamotages dal sapore prebarocco si ritroveranno anche nelle pale successive, come l’altra grande ancona dipinta per Modena la Madonna di San Giorgio o la Adorazione dei pastori dipinta per Reggio.
L’opera conobbe una precoce fortuna, come attestano un’incisione di Bertelli e una copia grafica   di Federico Zuccari. [M. Spagnolo]

1. Scannelli, 1657:  "Nella parte di sopra si scorge di forma poco meno che naturale la B. Vergine col Divino Pargoletto in braccio sopra le nubi attorniata da capricciose, e graziosissime attitudini di putti, che mostrano come degni vassalli assistere ordinatamente ossequiosi, e pronti all'humanato, vero, ed eterno Iddio, che in un tal luogo appare sopra le braccia della Beata Vergine molto in se stesso composto, e ripieno di tanto Spirito, e gratiosa vivacità, che sembra per appunto il primo oggetto del Paradiso; & amendue le figure della Madre e del Figlio stanno ad un tempo rimirando i Santi collocati nel piano inferiore. Si vede la Santissima Madre con veneranda bellezza, e gratiosa humiltà in forma così eccellente espressa, che si palesa il vero tipo di gratia singolare, spirante per ogni parte effetti d'amore,  e divotione; e gli Angeletti all'intorno ossequiosi, e riverenti cóposti dalla debita proporzione e concertati dalla più delicata verità, con faccia al tutto dell'atto concorde palesano in rara forma dipinti un tal giubilo interno della più vera giocondità di cuore per assistere e riconoscere con la Santissima Madre l'humanato figlio d`- Dio; e quella rappresentatione della B. Vergine col Christo Bambino si potrà dal vìrtuoso osservare per la più bella, ed esquisita, che il divino Antonio da Correggio habbia mai dipinto, non havendo al certo la Pittura a nostri giorni l'eguale in soggetto di tal sorte per dimostrare a' gustosi della Professione. Sta dalla parte destra del tutto ignudo legato ad un tronco S. Sebastiano, che dimostra pensiero, ed attitudine di stravagante bellezza, composto con esattissimo studio di maniera oltramodo delicata, che si rappresenta per appunto nell'atto in ordine al patire maggiormente disposto, affinché in un tal modo figurato rivolto al tribunale della Misericordia con primo, ed impetuoso moto, benché riverente, e modesto,con faccia iscorzante in alto ripieno d'affettuoso spirito possa più sicuramente ottenere pel mezo d'un tal contraseguo le bramate gratie del sommo Iddio in riguardo della protettione de’ confratelli.  E per contraposto dello stante in piedi vi è alla sinistra il glorioso S. Rocco a sedere in sembianza di stanco , & addolorato in atto molto facile, e naturale con la faccia pendente al baffo , che si dimostra in estremo languido, e di forze abbandonato, in riguardo dell'apparente malore, oggetto sufficiente per movere anco l'animo più spietato a lenii di compassione, ed attraere mediante la formatione di più vera, e rara delicatezza la vista d'ogni professore, e dilettevole della virtù. Nd meno a questi posta in atto vivacissimo, con un ginocchio in terra, e l'altro levato è la figura di S. Geminiano con Pioviale, ed altri decenti veliti, che forma politura a gli altri come del tutto differente, e dimostra in anione di primo moto additare col gelo della destra la Gloria suprema, e nello stesso punto incitare coll'altra i mortali alla gloriosa vista, accioche vengano a ricorrere ne' loro bisogni all'humanato, e vero Iddio della misericordia ricordia, & alla sua Santissima Madre."
____________________________________________________________________________________________________________
 
Fu eseguita per la Confraternita di San Sebastiano in Modena, con la probabile mediazione del sodale Francesco Grillenzoni, che il Vasari ricorda come "amicissimo del Correggio" e possessore del "Matrimonio mistico di Santa Caterina con figura di San Sebastiano". La pala ricorda la cessazione della peste del 1523 e si lega in modo diretto alle invocazioni che la popolazione modenese rivolse a Dio in forma estrema per ottenere la fine del flagello. Tutta la composizione, che gli studiosi trovano assai movimentata, riassume così l'intensità dell'appello al cielo e lo sbocco gaudioso al momento dell'intercessione avvenuta, in grazia dei Santi e di Maria, per la volontà di Gesù.
L'opera ha una forza scotente nel corpus correggesco dei dipinti mobili, giacchè conclama la partecipazione autentica all'evento taumaturgico, visto nell'istante della delibera divina, ossia nel gesto concessivo e dolcissimo del Bambino. Alle grida del popolo Maria e il piccolo Gesù appaiono in una rosa angelica dal fulgore dell'empireo, e debellano la peste, mentre i tre Santi intercessori diversificano la beatitudine di questo momento: San Sebastiano, ancora legato al palo del martirio con il suo stupendo corpo, si volge estasiato verso il Salvatore; San Geminiano inginocchiato, senza mitria, spalanca le braccia e significa ai suoi modenesi il rapporto vittorioso fra terra e cielo; San Rocco, sempre invocato contro le infezioni, si scopre la coscia perfettamente guarita dalle piaghe, ricordando nella posa che egli fu guarito nel sonno, secondo la tradizione.
Il piano terreno slitta verso di noi, come ben s'intende nella figura angelica inconclusa che regge il modello della città, in basso a sinistra. Così ogni riguardante è compreso nella fluida scalata verso l'alto, e i due mondi - terrestre e celeste - davvero si compenetrano senza cesure: basterà guardare quella gamba dell'angelo che trapassa la nube per rendere tattile l'invaso paradisiaco sul quieto paesaggio padano. E' superata con naturalezza la buffa invenzione di Raffaello nella Madonna Sistina, collocata pochi anni prima (1513) nella non lontana Piacenza, dove l'espediente della comunicazione è dato da una gran tenda, appesa in alto con anelloni ad una stanga, ed aperta poi verso il santo regno.
In questa pala del Correggio è singolare, infine, l'aura di femminilità che inonda la gioia  dell'istante salvifico. Vediamo come estremamente materno l'atteggiamento protagonista della Madonna, vediamo come femminili le figure angeliche pronube alla discesa della grazia, ed è senza dubbio una bimba - con scelta toccante da parte del pittore - l'assistente ancillare di Geminiano che regge la dedicatio urbis. Tale figura (la famosa "modanina del Correggio") entusiasmò lo Scanelli e fece dire al Mengs ch'ella porta in sé tutta la grazia correggesca.
Dopo l'esperienza della cupola di San Giovanni le nubi tornano a trasfondere i cieli e la scioltezza musicale della mano del Correggio diventa suprema.  (G.Adani)