sei qui: Banca dati | Le opere del Correggio | Scheda dell'opera

Matrimonio mistico di Santa Caterina

ZOOM
1527 c.
olio su tavola, 105 x 102
Paris, Musée du Louvre

La prima menzione di quest’opera si trova nella seconda edizione delle Vite di Giorgio Vasari, stampata nel 1568 [1]. A quella data la tavola si trovava presso Francesco Grillenzoni a Modena. Nel 1582 passò nella collezione di Caterina Nobili Sforza di Santafiora che la portò a Roma. Successivamente entrò nella collezione di Scipione Borghese il quale, secondo le fonti seicentesche, non sarebbe stato disposto a rivenderla ad alcun prezzo. C’erano allora molti acquirenti interessati ad ottenere questo delizioso quadretto: Daniel Nys e Nicolas Renier avevano tentato invano di negoziarne la compera ma il Matrimonio mistico di Santa Caterina rimase a Roma ancora fino alla metà del Seicento. Da Scipione Borghese passò presso il cardinal Antonio Barberini, dove potè vederlo ed elogiarlo Domenico Ottonelli [2].
Purtroppo a causa dell’esilio di Antonio Barberini in Francia, non fu più possibile proteggere il dipinto dalle mire dei più abili acquirenti. La corrispondenza del Cardinal Mazzarino presenta numerosi riferimenti al tentativo di comprare dal Barberini questo dipinto; il cardinale si era dichiarato “disposto a fare un’offerta et offerta tale che togliesse l’animo ad ogni altro concorrente”.
Il successo di queste trattative, fece sì che l’opera passasse in Francia dove ancora oggi si trova.
Fra tutte le versioni che il Correggio aveva dato di questo tema nel corso della sua ricerca artistica, questa è indubbiamente la più raffinata e la più studiata. Il fulcro del dipinto è rappresentato dalle tre mani della Vergine, del Bambino e della giovanissima Santa Caterina. Tutti gli sguardi dei personaggi convergono verso questo fulcro narrativo e affettivo, incluso quello del San Sebastiano, ospite inconsueto di questa mistica unione. Sullo sfondo di destra si intravede la scena del martirio del santo. La presenza del santo martire si può spiegare con l’appartenenza alla confraternita di San Sebastiano del committente dell’opera.
Anche gli artisti rimasero affascinati da questo dipinto. Ad esso si ispirò Giulio Cesare Procaccini , Ludovico Cigoli  ne trasse una bella copia e Annibale Carracci  volle rendergli un esplicito omaggio. [M. Spagnolo]

1. Vasari, 1568: “...questa fu un gran quadro, che è cosa divina, nel quale è una Nostra Donna che ha un putto in collo, il quale sposa Santa Caterina, un San Bastiano et altre figure, con arie di teste tanto belle che paiono fatte in paradiso, né è possibile vedere i più bei capegli né le più belle mani o altro colorito più vago e naturale. Essendo stato dunque da messer Francesco Grilenzoni, dottore e padrone del quadro, il quale fu amicissimo del Coreggio, conceduto a Girolamo poterlo ritrarre, egli il ritrasse con tutte quella diligenza che maggiore si può imaginare.”
2. Domenico Ottonelli, Trattato della Pittura e della Scultura, uso et abuso loro, FIrenze 1652, p. 202: “E’ quel famoso che vedisi in Roma nel Palazzo dell’Eminentissimo Cardinal Antonio Barberini, in cui mirasi espresso lo sposalitio [...] di cui dicesi con verità, che sia un’opera, piccola di mole, mà immensa di gloria, e conciliatrice di sempriterna lode al suo eccellentissimo Operatore”.
____________________________________________________________________________________________________________
 
Il dipinto rappresenta idealmente il "matrimonio", ossia la dichiarazione di fedeltà per sempre a Gesù di una nobile vergine di Alessandria d'Egitto, che poi subirà un tremendo martirio.
Pur nel pieno dei suoi impegni il Correggio continuò a studiare corpi e volti, abiti e oggetti, natura verzicante e cieli umorosi, limpide luci e ombre morbide. Instancabilmente cercò i colori e il loro fondersi, e il loro diventare forma illuminata. Inseguì la vaporosità dei capelli ("di che gli debbono eternamente tutti i pittori", come esclama il Vasari) e la vivida finezza delle gemme. Sempre si immedesimò - attraverso il suo pensiero intimo, pre-figurativo - nei gesti, nel porgere espressivo dei personaggi.
Da tanto amorevole studio uscirono dipinti sommi, come questo "Matrimonio mistico", dove egli tocca la pienezza appagante del rinascimento.
Pittura di sontuosa pregnanza negli incarnati e nelle materie pregiatissime, di luce beatificante, di perfetta musicale composizione, ma sostanziata di santità amorevole e di affetti spirituali.
Il senso panico domina nell'invaso del medium atmosferico e vegetale il quale s'allarga all'illimitata estensione di un canto spaziato, che soltanto il Correggio coltivò dopo il Mantegna e il Costa. Qui l'Allegri evoca e racconta, nelle piccolissime figure centrali sullo sfondo, l'ardente preghiera di Caterina, principessa d'Alessandria convertita al cristianesimo, e il dissidio col padre; mentre nella scena in alto a sinistra contempla lo spasimo di San Sebastiano. Le quattro figure grandi realizzano supremamente il sogno di perfezione di Leonardo, con la naturalità di ogni gesto dell'insieme. E il Vasari stupito dichiara che il dipinto si compie "con arie di teste tanto belle che paiono fatte in paradiso".
Anchein quest'opera, di dimensione "mezzana", dove i personaggi sono posti nell'immediatezza della vicinanza con l'osservatore devoto, lo spazio ha una funzione unificante: rende presenti gli avvenimenti mistici, i martirii lontani nei secoli, gli èmpiti della fede di Caterina e Giovanni, e infine la sostanza di eternità che la presenza di Gesù assicura, nella sempiterna mediazione consapevole di Maria.
Un'ultima nota. L'incredibile vaporante preziosità dell'abito di Caterina - da osservare acutamente, ravvicinato - e l'operatura stupenda dell'elsa della spada pongono l'Allegri al grado massimo della virtuosità operativa della pittura di ogni tempo.  (G.Adani)