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Madonna della scala

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1523 c.
affresco su staccato, 146 x 142
Parma, Galleria Nazionale

La prima menzione del dipinto si trova nelle Vite di Giorgio Vasari che ricorda come l’opera fosse ammirata con “lode e onore infinito” [1].
Si trovava originariamente sulla porta est delle mura di Parma che venne distrutta per rimodernare le difese del Ducato nel 1554. Come già nel caso dell’Annunciazione per San Francesco anche per quest’opera si decise prontamente un intervento di conservazione che attesta la grande fama raggiunta a quella data dal Correggio nella sua patria d’adozione.
Intorno all’affresco, sui bastioni, fu costruito un piccolo oratorio dove l’immagine era visibile salendo su una scala, da cui il nome che oggi le dà il titolo.
Nel 1812, questo oratorio venne demolito e l’affresco fu staccato per essere conservato nella Galleria Nazionale di Parma dove si trova tutt’ora. Il trasporto su tela, eseguito nel 1848, ne ha ulteriormente alterato la cromia originaria.
L’opera mette in scena il rapporto affettuoso fra la Vergine e il Bambino, tema caro al Correggio e svolto con analoga freschezza in opere quali la Madonna del latte  o la Madonna della cesta . Si hanno almeno due testimonianze di viaggiatori stranieri in visita a Parma che rimasero affascinati dalla Madonna della scala. La prima si deve all’inglese Jens Wolff [2] , la seconda si trova nelle pagine del bel romanzo di Madame de Stäel, Corinne ou l’Italie [3]. [M. Spagnolo]


1. Vasari, 1568: “Dipinse ancora sopra una porta di quella città una Nostra Donna che ha il Figliuolo in braccio: ch'è stupenda cosa a vedere il vago colorito in fresco di questa opera, dove ne ha riportato da forestieri viandanti, che non hanno visto altro di suo, lode e onore infinito.”
2. Razzetti, p. 65: “La prima è quella dell'inglese Jens Wolff - un facoltoso nobile che fra l'altro stampò a sue spese in una elegante edizione, oggi rarissima, le sue memorie di viaggio - il quale visitando Parma nel 1785 arrivò anche all'Oratorio della Scala dove con sgomento ed indignazione rilevò «l'assurdo effetto provocato dallo zelo di qualche ignorante fanatico il quale nella chiesa della Madonna della Scala ha inchiodato una corona d'argento sul capo della Vergine dipinto dal Correggio ed ha così sfigurato un'opera incomparabile con un atto della più grossolana inciviltà». Comportamento, sottolinea, «of the most gotic depravity», cioè della più barbara degenerazione.”
3. Madame de Stäel, Corinne ou l’Italie, edizione Casini: "Parma conserva ancora qualche capolavoro del Correggio e Lord Neville condusse Lucilla in una chiesa dove si vede un suo affresco detto La Madonna della Scala, ricoperto da una tenda. Quando tirarono la tenda Lucilla prese in braccio Giulietta per farle veder meglio il dipinto e in quel momento l'atteggiamento della madre e della bambina si trovò, per caso, ad essere quasi il medesimo di quello della Vergine e del Figliuolo. L'aspetto di Lucilla aveva tanta somiglianza con l'ideale di modestia e di grazia che il Correggio ha dipinto che Osvaldo girava alternativamente lo sguardo dal dipinto a Lucilla. Ella lo notò e abbassò gli occhi rendendo la somiglianza più impressionante ancora, perché il Correggio è forse il solo pittore che sappia dare agli occhi abbassati una espressione altrettanto penetrante come se fossero levati al cielo. Il velo che egli cala sullo sguardo non toglie nulla al sentimento né al pensiero, ma dà loro un incanto di più: quello di un celestiale mistero. Il dipinto è prossimo a distaccarsi dal muro e si vede il colore quasi tremolante come se un soffio potesse farlo cadere. Ciò che dà al dipinto l'incanto malinconico di tutto quanto è passeggero, e si ritorna a vederlo più volte, come per dire alla sua bellezza, prossima a dissolversi, un commosso ed ultimo addio. Uscendo dalla chiesa Osvaldo disse a Lucilla: «Quel dipinto tra poco non esisterà più: ma io avrò sempre sotto gli occhi il modello"