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Madonna della cesta

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1525 c.
olio su tela, 34 x 25
London, National Gallery

Questo piccolo dipinto, destinato alla devozione privata, ebbe l’onore di essere citato nelle Vite di Giorgio Vasari in maniera decisamente entusiasta [1]. La sua più antica provenienza è appunto quella menzionata da Vasari che lo ricorda entro la prima metà del Cinquecento a Parma presso il famoso Cavalier Baiardo, committente di Parmigianino e fine collezionista del tempo.
Probabilmente grazie a questa menzione encomiastica, l’opera fu apprezzata dal vescovo Federico Borromeo che ne volle una copia per la sua collezione milanese affidandone il compito al suo miniatore Gerolamo Marchesini.  Inoltre, per ragioni analoghe, Diana Scultori a Roma, nel 1577, ne derivò una copia  in incisione che dovette contribuire a diffonderne la fama.
Sempre dal contesto romano proviene la testimonianza di Federico Barocci   che si mostrò pronto ad accogliere le suggestioni narrative offerte da questo delizioso quadretto. E non poteva essere altrimenti dacchè l’artista urbinate era alla ricerca di un linguaggio meno intellettuale e artificioso rispetto a quello parlato dai contemporanei manieristi, un linguaggio capace di vestire di un abito di fresco e suasivo naturalismo la storia sacra. Queste sue aspirazioni lo portarono in più di un’occasione a riflettere sui modelli offerti dall’arte religiosa del Correggio.
Il fulcro del dipinto è rappresentato dal rapporto affettuoso che lega la Vergine al Bambino, dal suo dolce provare a vestirlo della piccola camicia azzurra che gli appena finito di cucire.
Il cesto del cucito con le forbici ben visibili sta ad aprire il dipinto sulla sinistra e per quanto sia possibile leggervi allusioni simboliche il suo ruolo è soprattutto quello di dotare l’immagine di un convincente “effetto di reale”. Rappresentando la Vergine giovanissima, quasi adolescente, mentre ha appena accantonato gli strumenti del lavoro di cucito, il Correggio riesce a calare la storia sacra in una cornice di semplice e accattivante quotidianità.
Particolarmente, per lo sfondo è possibile far riferimento ai modelli nordici, segnatamente a un’incisione di Dürer  che forse il Correggio ebbe modo di conoscere [2]. [M. Spagnolo]

1. Vasari, 1568: “Di uno dunque, che n’ha il Cavalier Boiardo in Parma, bello a maraviglia, di mano del Correggio, nel quale la Nostra Donna mette una camiscia indosso a Cristo fanciulletto, ne ritrasse Girolamo [da Carpi] uno a quello tanto simile che pare desso veramente”

2. Ekserdjian 1997, p. 146: "All’apparenza sarebbe difficile concepire una rappresentazione più serenamente domestica della Vergine, e tuttavia ci sono livelli di significato più profondi. Il modo in cui le braccia del Bambino si stendono può voler anticipare la Crocifissione. Evidentemente la giacca è stata appena finita dalla Vergine, il cui cesto da lavoro con forbici e un gomitolo di lana, indizio del significato secondario dell’opera, forma un’affascinante natura morta nell’angolo inferiore della tavola. Malgrado tutte le differenze di linguaggio pittorico, si tratta di un altro esempio dell’attrazione del Correggio per un contenuto tipico dell’arte tedesca. In questo caso, come già altre volte, la specifica ispirazione viene da Dürer. Nel grande ciclo narrativo della Marienleben è rappresentato un oscuro episodio apocrifo della vita della Sacra Famiglia in Egitto. In accordo con le fonti testuali che evidenziano come la Sacra Famiglia abbia dovuto lavorare duro durante il soggiorno in Egitto, Dürer mostra Maria che fila e Giuseppe  occupato nella sua falegnameria sullo sfondo. Evidentemente questo episodio si ispirò al tradizionale racconto delle sofferenze di Adamo ed Eva dopo la Caduta, ed è un parallelo tipologico, ai margini del Nuovo Testamento, di un accenno presente nel Vecchio. La rima di John Ball “When Adam delved and Eve span” prova la popolarità e diffusione della storia in Inghilterra, e pare che fosse ugualmente famosa in Italia. Ve ne sono numerosi esempi medievali, per non menzionare versioni più tarde di vari artisti rinascimentali, e forse persino di Giorgione. Esiste inoltre un manoscritto francese in cui si rende esplicita la connessione fra le due storie. Più a portata c’era un esempio della versione del Vecchio Testamento in un dipinto nella chiesa di Sant’Uldarico, ora nella Galleria Nazionale di Parma, firmato OPVS DE MAZZOLIS; si concorda che sia opera di Michele e Pier’Ilario Mazzola. Si tratta di una pala abbastanza convenzionale del genere con Vergine e Santi, la cui particolarità distintiva è il finto rilievo alla base del trono raffigurante Adamo che lavora la terra con un’ascia mentre Eva bada a Caino e Abele.”
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Piccolo dipinto di nuovissima perfezione; colpì assai il Vasari nel 1568 che lo definì "bello a maraviglia". Mostra la Sacra Famiglia durante l'esilio in Egitto, quando Giuseppe dovette duramente lavorare "in lignariis et viminibus" per il mantenimento dei suoi, e quando Maria s'ingegnò come donna alle necessità domestiche. La scena, assai studiata dal Correggio nei diversi piani, appare pervasa dalla dolce letizia materna nel momento della prova di alcuni panni al tenero figlio. Ma la trama mistica profonda si rivela con efficacia nelle scelte figurative.
Gesù è vero uomo, secondo l'evidenza maschile del corpo, eppure la madre gli ha preparato un doppio vestimento in segno delle due nature, umana e divina, che egli porta in sé. La verità del destino di questo Bimbo viene espressa dal suo aprire le braccia in croce, mentre la piccola mano destra benedice col simbolo trinitario.
L'annuncio della Passione e della Redenzione si colloca, per disegno teologico, tra i due termini del lavoro umano: l' àlacre pialla di San Giuseppe  e la cesta ingegnosa degli strumenti sartoriali di Maria, dove le forbici paiono quasi tagliare uno stame della vita. Così la devozione del riguardante è avvolta dalla felicità di partecipazione alla vita quotidiana della Santa Famiglia, e si eleva agli alti misteri della Fede.
Sul piano compositivo limpida scorre la fluenza magistrale dell'Allegri, da cui sboccia l'autenticità della vita (quel muoversi, quelle mani!), e sul piano squisitamente pittorico si noteranno le nuove preziose gamme dei grigi, che ora il Correggio privilegia.  (G.Adani)