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Compianto su Cristo morto

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1524 c.
olio su tela, 157 x 182
Parma, Galleria Nazionale

Dipinta insieme al Martirio dei quattro santi per la Cappella Del Bono in San Giovanni Evangelista, la tela rappresentante il Compianto sul Cristo morto, si mostra per molti aspetti più innovativa. Rispetto al Martirio segna un ulteriore sviluppo nella ricerca dedicata alla rappresentazione dei "moti dell’animo" che aveva iniziato ad interessare il Correggio a partire dal secondo decennio del Cinquecento.
Anche questa immagine fu studiata, con un calcolo che solo un pittore esperto di problemi prospettici poteva risolvere così brillantemente, per essere vista da un’angolazione obliqua, tenendo così conto del punto di vista dell’osservatore che si trovava all’ingresso della cappella.
La scena è organizzata secondo una diagonale suggerita dal corpo di Cristo poggiato sul grembo della Madre e rafforzata dallo svenimento di quest’ultima nelle braccia del giovane San Giovanni.
Isolata, in una posizione principe marcata dalla severa assialità della grande croce di legno, sta invece la figura di Santa Maria Maddalena. Le sue vesti sono mosse e intrise di luce fino ad apparire vibranti ed animate, quasi fossero anch’esse partecipi del fremito interiore  che la addolora.
Questa figura i cui abiti sono descritti con particolare cura, a sottolineare la precedente vita mondana di Maddalena, ha affascinato moltissimi artisti.
Lo spagnolo Pablo de Céspedes vi aveva visto un’eccezionale rappresentazione del dolore che richiamava alla sua mente la scena del sacrificio di Ifigenia dipinta da Timante e descritta da Plinio [1]. Molti artisti ne trassero incisioni  che permisero a questa invenzione di circolare nelle botteghe degli artisti e nei cabinets dei collezionisti. Francesco Scannelli le dedicò un intero paragrafo del suo Microcosmo mettendola addirittura in confronto con la Maddalena  di Caravaggio [2].
In generale si può dire che il Compianto costituì un modello anche per artisti seicenteschi che seppero svilupparne il pathos in una direzione barocca. Ciò appare tanto più evidente se si confronta questa immagine con quella prodotta da un artista contemporaneo al Correggio e non di minor valore quale fu Andrea del Sarto - [M. Spagnolo]

1. P. de Céspedes,  Discurso de la Comparacion de la Antiqua y moderna pintura..., ante 1605.: “En más estimo un descendimiento de cruz que pintó Antonio de Corregio en Parma, donde Nuestra Señora se muestra dolorosíssima con suma modestia que a San Juan, a otras figuras, i tuvo bastante caudal para hinchir omnem imaginem tristiae en la Magdalena, la cual figura a sido celebrada, de tal suerte que ella sola anda retratada en innumerables cuadros de por sí” .

2. Scannelli 1657, pp. 267-68.
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Nel Compianto Antonio Allegri - che, per quel che consta, non dipinse mai una Crocifissione - sceglie l'abbandono del corpo di Cristo, dopo lo stacco dalla croce, per significarne pienamente la morte. E quelle mani rattrappite, e quegli impressionanti occhi acquosi, dicono tutto sul Suo sacrificio. Scoppia così il pianto agitato di Giovanni e delle Marie, costipate a lato, al segno di quella mano raggiata che sfora letteralmente lo spazio. In fondo si ritrae Maddalena in un intimo spasimo sconvolto, mirando i piedi amati di Gesù (figura indimenticabile, copiatissima poi dai pittori più grandi), prima protagonista di "un rapimento spirituale in termini fisici".
La visione in sguincio della tela ricompone l'equilibrio di tutti gli elementi, il loro rapporto proporzionale, la forte dinamicità drammatica delle figure (con la Madonna come indimenticabile protagonista) e ottiene l'emozionante risultato di far coincidere il nostro spazio - per compartecipazione viva - con quello della deposizione del Crito morto. Per S. J. Freedberg è "il più audace atto di innovazione del Correggio".
E' il momento qui di dichiarare che le solenni raccomandazioni ai pittori, emanate circa sessant'anni dopo (1582) dal cardinale Gabriele Paleotti, come interprete del Concilio di Trento, trovino nel Correggio un perfetto precursore, tanto da credere che il Paleotti stesso abbia tratto dall'insieme delle opere dell'Allegri un' ispirazione generale e profonda. Il grandioso incipit religioso di Annibale Carracci ne darà una riprova consonante e reale.         (G.Adani)