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Martirio dei Santi Placido, Flavia, Eutichio e Vittorino

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1524 c.
olio su tela, 160 x 185
Parma, Galleria Nazionale

L’opera fu concepita insieme al suo pendant, il Compianto sul Cristo morto, per ornare le pareti destra e sinistra della Cappella Del Bono nella chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma.
Si trova già citata nella prima edizione delle Vite di Vasari (1550) seppure con l’erronea collocazione nel Duomo di Parma. 
La commissione era decisamente importante e fu ottenuta probabilmente anche grazie al successo riscosso dall’imponente affresco della cupola della chiesa di San Giovanni che il Correggio aveva appena terminato.
Il committente era il nobile parmense Placido Del Bono. In omaggio a lui fu scelta l’iconografia del martirio di San Placido (un santo vissuto nel VI secolo) che coinvolgeva inevitabilmente quello di sua sorella Flavia  e dei loro giovani fratelli Eutichio e Vittorino.
Data la rarità del soggetto, il Correggio non ebbe a disposizione una salda tradizione iconografica a cui far riferimento e questa libertà, come spesso accade nei grandi artisti, si tradusse in un’occasione per impostare in maniera innovativa e creativa l’immagine.
Da un disegno preparatorio  oggi conservato al Louvre, si vede che l’artista aveva in un primo tempo ideato una soluzione più banale che prevedeva una disposizione rigorosamente simmetrica delle quattro figure, mentre al centro stava un piccolo putto assiso su una nuvola che portava la corona del martirio. Solo in un secondo momento egli dovette prestare attenzione al particolare punto di vista obliquo che avrebbe avuto lo spettatore davanti alla cappella. Ciò lo spinse a costruire l’immagine secondo una diagonale collocando di spalle la figura di uno dei carnefici così destinata ad aprire, da sinistra, la scena.
Questa figura elegantissima, colta in un virtuosistico contrapposto, incontrò il favore di Niccolò dell’Abate, uno dei protagonisti più seducenti della “Maniera” emiliana. Il prestito di Niccolò, in una pala   oggi purtroppo perduta era già stato notato da Vasari [1].
Anche la gestualità delle figure dei martiri subì un significativo cambiamento dal disegno preparatorio all’opera finita. Particolarmente la Santa Flavia, che prima era stata rappresentata con il braccio destro portato al petto e il volto di profilo, assunse nel dipinto una posizione più frontale, con le braccia dischiuse e lo sguardo rivolto al cielo in accettazione dolce e remissiva del proprio martirio. Una gestualità che il Correggio stesso riprenderà in anni assai prossimi a questi nella figura del Cristo dell’ Orazione nell’orto  e che affascinerà, quasi un secolo più tardi, Federico Barocci . [M. Spagnolo]


1.Vasari, 1568: “Et oggi vive della medesima patria un pittore chiamato Niccolò, il quale fece in sua giovanezza molti lavori a fresco intorno alle Beccherie che sono assai belli; et in S. Piero, luogo de' Monaci Neri, all'altar maggiore in una tavola, la Decollazione di San Piero e San Paulo, imitando nel soldato che taglia loro la testa una figura simile che è in Parma di mano d'Antonio da Coreggio, in San Giovanni Evangelista, lodatissima.”
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Nell'altro dipinto la lettura del "Martirio dei santi fratelli Placido, Flavia, Eutichio e Vittorino" richiederebbe un giro visivo ampio ed ansato - come ben disse Eugenio Battisti - partendo da destra, dalla testa mozza portata via, scendendo poi al corpo appena decollato giacente in basso, e risalendo nell'opposto angolo estremo alla spada del carnefice, poi alla ferita di San Placido, indi a quel gorgo di crudeltà-felicità del carnefice e di Flavia, che si richiude nell'estasi elevata della Santa e mira, infine, all'angelo glorificante.
Sullo sfondo accompagnano questi martirii - da quelli già compiuti a quelli in atto - il tumulto delle rocce, la potenza simbolica dell'albero vivo, e quella che pare l'imperiosa cascata delle acque della grazia: sbalorditiva inventio semantica, non meno che modernissima libertà pittorica.
         Non si possono qui non ricordare le pagine palpitanti che Sydney J. Freedberg ha scritto sul Compianto e su questo Martirio, il cui impulso raggiunge l'estrema possibilità dell'arte di esprimere un sentimento. Ed è in queste due tele, per chiuderne la lettura stilistica, che la gamma cromatica del Correggio diventa quella - ricchissima e vibrante - che conosceremo d'ora innanzi come inconfondibilmente sua.    (G.Adani)