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Matrimonio mistico di Santa Caterina

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1520 c.
olio su tavola, 28 x 24
Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte

Registrata in una nota dei beni di Barbara Sanseverino, datata 27 aprile 1596, questa piccola tavola era definita come “un quadro del Correggio, chiamato il Sposalizio di Santa Caterina, piccolo ma gioia di estrema bellezza”. La stessa proprietaria lo aveva offerto in dono al duca di Mantova Vincenzo Gonzaga, che nutriva un particolare interesse per le opere del Correggio, ma in realtà il dipinto non arrivò mai presso il Gonzaga. Fu invece richiesto da Odoardo Farnese a Roma, in anni in cui la fama del Correggio nell’Urbe era al suo apice grazie alla popolarità dei Carracci e della loro scuola. E’ forse da identificare con il dipinto visto da Scannelli nel Palazzo del Giardino di Parma e descritto nel 1657 nel suo Microcosmo [1] per quanto anche a Roma in Palazzo Farnese fosse registrato nel 1644 un piccolo dipinto di questo soggetto. In ogni caso una copia del dipinto dovette restare a Roma e appartenne al letterato Lelio Guidiccioni a cui è dedicata una stampa di Giovan Battista Mercati  tratta da essa assai più fedele all’originale della precedente incisione di Giorgio Ghisi .
Una copia su tela di questo dipinto si trova all’Ermitage e, secondo quando si legge in un’incisione di Moette tratta da questa, recava sul retro un’iscrizione che recitava così: “Laus Deo, per Donna Mathilda d’Este Antonio Lieto da Correggio fece il presente quadretto per sua divozione. A.o 1517”.
Tuttavia la critica tende a spostare la datazione negli anni immediatamente successivi al ‘17, in genere entro la decorazione della Camera di San Paolo con cui condivide un’analoga freschezza narrativa e una nuova sobria - ma in realtà studiatissima - semplicità [2].
Qualità che lasceranno il posto a un linguaggio più forbito ed elegante nell’altro Matrimonio mistico di Santa Caterina (oggi al Louvre) che il Correggio dipinse solo qualche anno più tardi. [M. Spagnolo]


1. Scannelli, 1657:  "…nella stessa Città di Parma appresso il Serenissimo Duca trè Quadri di poca grandezza in uno de' quali si vede lo Sposalizio di S. Catterina con figure in diremo picciole, e nell'altro pure la medesima historia con figure più grandi , mà meno assai del naturale, e'1 terzo è pure di figure picciole il Quadro detto la Zingarina del Correggio, che rappresenta la B. Vergine col Santo Bambino sedente in terra con habiti somiglianti alla Zingara, mà capriccioso, e bizzarro in eccesso…"
2. Ekserdjian 1997, pp. 137-8: “Il Matrimonio mistico di Santa Caterina (Capodimonte, Napoli) è assai più evoluto. La testa inclinata e di profilo della Vergine rimanda, nella tipologia del volto e nell’atteggiamento, a quella sua omologa nell’Adorazione dei Magi, di Brera, ma i dipinti non sono dello stesso periodo. Ciò risulta chiaro dalla libertà di trattamento della superficie e dalla compattezza dell’impasto, che la dimensione quasi in miniatura della tavola (28,5 x 23,5 cm) spiega solo in parte. C’è anche una nuova intimità nel modo in cui i profili chinati delle due donne, che sembrano sorelle e poco più che ragazze, sono interrotti dall’espressione splendidamente colta sul volto di Gesù Bambino, che guarda indietro verso sua madre per ottenerne il consenso all’azione che sta per svolgere. Il Correggio era affascinato dalla vita dei bambini al pari di ogni artista rinascimentale, e in questa fase della sua carriera si accerta di mostrare un bambino abbastanza cresciuto da poter infilare l’anello al dito di Caterina. Nelle due precedenti rappresentazioni del soggetto, a Detroit e Washington, Gesù era il solito bambino della convenzione rinascimentale. Qui, invece, è più in età, e tale differenza è sottolineata non solo dalla sua dimensione e dalla lunghezza dei capelli, ma anche dal fatto che è raffigurato con indosso un abito. In questo periodo Gesù Bambino è abitualmente raffigurato nudo, quindi ogni divergenza dalla norma implica una consapevole decisione dell’artista.
Sembra che il Matrimonio mistico sia stata una delle prime opere del Correggio a venire largamente copiata, ma non c’è dubbio che il dipinto di Napoli sia l’originale in quanto eseguito su una Vergine, sopra analizzata, visibile ai raggi X e all’apparenza rispondente alla prima maniera del Correggio. Come nel Commiato della National Gallery, l’artista capovolse il quadro prima di iniziare la nuova composizione e probabilmente ridusse anche le dimensioni della tavola. Pur senza la prova dei raggi X, depongono a favore del Correggio la vivacità dell’esecuzione e la sicurezza di tocco, evidenti sia in particolari come il sottile gioco di ombre attorno ai volti della Vergine e del Bambino, sia nell’evocativo paesaggio sfumato d’azzurro dietro. Lo stesso si potrebbe dire dei caldi rossi e gialli dei vestiti,che contrastano nettamente con il freddo blu dello sfondo.”