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San Gerolamo

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1517 c.
olio su tavola, 64 x 51
Madrid, Academia de Bellas Artes de San Fernando

Il dipinto è identificabile con il quadro descritto nell’inventario Gonzaga del 1627: “Un quadro dipintovi un S. Geronimo che contempla, con una testa di morto, mezza figura …opera del Correggio”. Insieme ad altri dipinti della collezione Gonzaga, il San Gerolamo passò probabilmente in Inghilterra nella collezione del re Carlo I nel cui inventario del 1639 è registrato un “St. Jeronimus leaning uppon his right arme and with his left houlding a dead Scull uppon his booke saide to be of Corrigio”. Nel Settecento è probabilmente già in Spagna e nel 1818 raggiunse la presente ubicazione ma fu catalogato con la significativa attribuzione all’artista veneziano Sebastiano del Piombo.
In effetti il trattamento della luce e del colore di questa piccola tela mostra un’inclinazione veneziana, tratto non estraneo alla ricerca del Correggio di questi anni. Per molti aspetti - lo stile, il taglio, la destinazione a una devozione privata - il San Girolamo è vicino al Sant’Antonio abate di Napoli con cui condivide una analoga datazione; ma se ne discosta per un tono più classicheggiante e per l’impostazione più sostenuta e introspettiva che elude lo scoperto patetismo del Sant’Antonio.

Il soggetto è stato letto allla luce del culto per il santo eremita che si era diffuso nell’ambiente benedettino cassinese. Comunque la provenienza mantovana potrebbe far pensare anche a una committenza dell’ambito Gonzaga, dacchè sia Isabella d’Este che, più tardi, Federico Gonzaga nutrivano un particolare interesse per le raffigurazioni del santo eremita. Entro i primi anni trenta del Cinquecento, Federico aveva ottenuto il celebre San Girolamo  di Tiziano, possedeva il piccolo San Girolamo nello studio di Quentin Metsys e aveva acquistato nelle Fiandre almeno un altro dipinto di questo soggetto che poi Isabella aveva scelto di accogliere nella sua collezione. Se così fosse, il ductus elegante del dipinto di Madrid potrebbe essere letto alla luce della destinazione dell’opera a un ambiente di colti e importanti committenti.
Bisogna ricordare che un altro San Girolamo del Correggio, in meditazione non sul teschio ma sul crocifisso, era indicato nella collezione Renieri a Venezia entro il 1648 e una copia di questo lavoro si trovava entro il 1662 nella raccolta Muselli di Verona [1]. (M. Spagnolo)


1. Ridolfi, Le Meraviglie dell’arte, Venezia, 1648: In casa Renieri: “San Girolamo di mezzana forma che sta meditando il crocefisso, opera singolare di Antonio da Correggio”. Inventario  dei quadri dello studio Muselli (di Cristoforo e Francesco Muselli) di Verona (1662), in G. Campori, Raccolta di cataloghi ed inventari inediti..., Modena 1870, p. 192: “Un S. Girolamo inginocchiato che abbraccia e bacia un Cristo in croce del Correggio di grandezza d’un braccio e tre quarti per l’altro verso.
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Il San Gerolamo, di Madrid, non può che confermare l'altezza stilistica del Correggio alla metà, circa, del secondo decennio del '500. Rara anche questa raffigurazione di un Padre della Chiesa in meditazione, e netta testimonianza della cultura religiosa dell'autore, introdotto appieno nella spiritualità cassinese benedettina, intrisa della parola biblica. Vi permane una rorida, avvolgente trepidezza leonardesca. Questo dipinto può considerarsi davvero un capolavoro nascosto, ove l'autore prova la difficoltà della posa del Santo ed eleva potentemente il timbro dell'ombra assegnandogli l'analogia con l'ansia della ricerca teologica del grande traduttore della Bibbia. Ecco dispiegate le "Leonardesque Sources" (fonti leonardesche del Correggio) che David Alan Brown ha reso celebri e cogenti nel suo famoso ampio saggio del 1973.         (G.Adani)