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Cristo giovane

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1514 c.
olio su tavola, 55 x 44
, Collezione privata

L’opera fu resa nota da Roberto Longhi (1958) che le diede il titolo di Cristo giovane e la datò al 1515, in relazione alla contemporanea pala della Madonna di San Francesco.
Entrambe le considerazioni mi sembrano valide, nonostante la critica abbia talvolta preferito considerare questo lavoro di qualche anno precedente all’impegnativa pala per la chiesa di San Francesco a Correggio. In realtà, la figura del Cristo colta in un moto aggirante che sembra rispondere alla presenza di un osservatore, rappresenta il risultato di una riflessione sul rapporto fra figure dipinte e spettatori che il Correggio svilupperà pienamente nella pala della Madonna di San Francesco, negli analoghi movimenti dei santi che circondano la Vergine, così come nelle loro espressioni direttamente rivolte a catturare uno sguardo fuori dal quadro. Un’analogo artificio si scorge nel  volto del giovane che accenna un sorriso e guarda intensamente verso uno spettatore ideale collocato a destra al di fuori della cornice del quadro. Quasi che il Correggio volesse “fotografare” il soggetto nel momento in cui la sua attenzione era stata catturata da qualcosa, o meglio da qualcuno che sta nello spazio reale dell’osservatore. Cogliere, quasi di nascosto e con l’ausilio di una sapiente illuminazione, un sentimento transitorio sul viso del giovane, senza fissarlo e senza definirlo. La sensazione di qualcosa che sta avvenendo hic et nunc è suggerita dall’atto impercettibile dell’inclinare del capo a sinistra e dalla pagina del libro che sta sospesa a mezz’aria come ad indicare che il testo è stato appena sfogliato, velocemente, per mostrare quella precisa citazione. Simili artifici retorici erano stati studiati già dai pittori nel Quattrocento  per essere quindi valorizzati da Leonardo  ma sembrano ancora non così brillantemente compresi dal Correggio nel per altro assai più rifinito Cristo giovane di Washington.
Nella pagina a sinistra del libro si legge dettagliatamente l’incipit del salmo 110 “Dixit Dominus” che ha indotto alcuni studiosi a ipotizzare che l’effigiato sia David. La figura di un agnello che si può vedere in filigrana sulla medesima pagina del libro ha invece fatto pensare che un progetto originario volesse rappresentare San Giovanni Battista [1]. Se questo può essere vero, è però chiaro che il progetto fu scartato e l’effigiato è invece da identificarsi, a mio avviso, con il Cristo giovane. [M. Spagnolo]


1. Ekserdjian 1997, pp. 27-29: "La figura è mostrata a mezzo busto mentre offre alla nostra attenzione un libro la cui pagina sinistra è meticolosamente e dettagliatamente iscritta con il “Dixit Dominus”, un salmo sempre associato a Cristo. È quindi il testo a identificare il soggetto, che – meno credibilmente – è stato anche individuato nel giovane David. La frase “tu sei nel fiore della giovinezza” nel salmo può anche aver suggerito di rappresentare il futuro re in giovane età. Tuttavia, l’analisi della raffigurazione del libro rivela qualcosa di più, e cioè la forma sottostante di un agnello, che fu eliminato ma che è diventato di nuovo visibile in quanto gli strati superiori della pittura a olio si sono fatti traslucidi col tempo. La sua spettrale presenza ha indotto alcuni commentatori a ipotizzare che la figura dovessa originariamente rappresentare San Giovanni Battista; tale ipotesi –che presupporrebbe un cambio di identità- presenta però alcune controindicazioni, poiché l’abito non sembra adatto al santo, al quale mancano sia la croce di canna che il cilicio. Per contro Cristo potrebbe essere identificato anche dall’Agnello di Dio, specialmente se tenuto fra le sue mani invece che poggiato su un libro. Anche se potrebbe essere stato dipinto cinque anni prima, forse, intorno al 1510, la fisionomia del Cristo guarda già all’intenso Battista della Madonna di San Francesco."