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Sacra Famiglia con santa Elisabetta e san Giovannino

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1510 c.
olio su tavola, 28 x 21,5
Pavia, Pinacoteca Malaspina

L’opera fu attribuita al Correggio da Giovanni Morelli nel 1880. Prima di giungere alla Pinacoteca apparteneva al marchese Luigi Malaspina ma era registrata nel suo testamento del 1833 come opera del pittore bolognese Francesco Francia. Grazie all’attribuzione di Morelli, l’opera fu accolta nel catalogo del Correggio dalla maggior parte della critica successiva e venne esposta nella prima grande mostra dedicata al Correggio a Parma nel 1884 [1]. Tuttavia, in tempi più recenti la critica ha suggerito di espungerla dal catalogo dell’artista considerandola di un anonimo pittore mantovano i cui lavori si raccolgono sotto il nome di “Maestro Orombelli ”. David Ekserdjian, infine, ha espresso i propri dubbi sull’attribuzione al Correggio [2].
Effettivamente la qualità del dipinto non è eccelsa e, a meno di non volerlo considerare un lavoro assai giovanile del Correggio, risulta difficile ascriverlo al maestro. I rimandi a opere del Correggio del secondo decennio del Cinquecento, come la figura della Vergine che ricorda da vicino la ben più riuscita Vergine della Madonna col Bambino e San Giovannino di Chicago, contribuiscono a sostanziare l’ipotesi di una paternità diversa da quella del Correggio. Tuttavia il cattivo stato di conservazione dell’opera impedisce di dare in questo senso alcuna risposta definitiva. Già nel 1901 Gustavo Frizzoni lamentava che la tavola aveva sofferto restauri inapropriati e nel 1914 e nel 1948 il dipinto dovette subire altri due restauri ad opera rispettivamente di Luigi Cavenaghi e Mario Rossi. (M. Spagnolo)


1. Muzzi-Di Giampaolo 1993, p. 34: “Le condizioni del quadro sono mediocri, come spesso la critica ha osservato: già nel 1901 Gustavo Frizzoni sospettava che l’impoverimento della pittura fosse la conseguenza di restuari sbagliati. In seguito venne restaurato da Luigi Cavenaghi verso il 1914 e da Mario Rossi nel 1948 (si veda la scheda di A. Peroni in Pavia. Pinacoteca Malaspina, Pavia 1981, p. 108); questa piccola tavola era già stata esposta alla mostra correggesca di Parma del 1894 e a quella dell’arte italiana a Lucerna nel 1946. Fu rubata dal Museo Malaspina tra il 10 e l’11 maggio 1970 e restituita il 23 gennaio 1975. Per quanto riguarda la collocazione di questa pittura nella cronologia del Correggio bisogna registrare pareri più discordi di quanto siano quelli tesi ad accettarne l’attribuzione.”
2. Ekserdjian 1997, p. 41: “L’altra si trova nel Museo Malaspina di Pavia e mostra un’analoga tendenza al pastiche, con la figura di Santa Elisabetta che rimanda alla tavola di Johnson e la Vergine che ricorda quella di Chicago. Le ovvie obiezioni alla paternità del Correggio sono la vacuità delle espressioni dei volti – la mancanza di fuoco – associata alla incertezza figurativa e alla superficie stranamente approssimativa. Questo può essere in parte il risultato di danni superficiali, ma anche la paffuta mano destra della Vergine suggerisce un seguace al corrente delle opere del Correggio maturo.”