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Natività con i santi Elisabetta e Giovannino

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1512 c.
olio su tela, 77 x 99
Milano, Pinacoteca di Brera

Il dipinto oggi conservato a Brera potrebbe essere quello che era registrato nell’inventario dei principi Ludovisi a Roma nel 1633 come “Natività di Christo alta palmi 4 longa p(al)mi 5…del Correggio della prima Maniera”. Se effettivamente il dipinto così descritto corrisponde a questo è degno di nota che a Roma nel Seicento fosse rimasta salda l'attribuzione al Correggio un’opera come questa, per molti aspetti lontana dallo stile maturo dell’artista su cui era in genere basata la sua fama. E’ altresì interessante che nel milieu dei collezionisti romani, dove i Ludovisi avevano una posizione di tutto rispetto, fosse possibile ammirare e apprezzare un’opera giovanile del Correggio come questa che nell’Ottocento era ancora catalogata sotto il nome di Dosso Dossi.
La datazione della Natività si dà per via stilistica intorno ai primissimi anni del Cinquecento (1512 c.) in un momento non lontano dall’esecuzione dell’altro dipinto conservato a Brera, l’Adorazione dei magi, per quanto sia evidente uno “stacco mentale” fra le due opere, essendo questa ancora molto legata alla lezione di Mantegna e ai modelli del Costa e del Garofalo che affascinarono la prima ricerca del Correggio. Laddove l’Adorazione dei magi parla già, invece, un linguaggio fortemente innovativo e ben più ardito.
La composizione è diligentemente suddivisa in due parti eguali segnate dalla colonna con capitello ionico al centro e le figure, di dimensioni piuttosto ridotte, abitano cautamente lo spazio loro concesso senza veramente interagire fra loro. Vi si avverte l’inclinazione miniaturistica che informa molte delle prime opere del Correggio. Dal punto di vista iconografico la presenza di Santa Elisabetta e San Giovannino rappresenta una scelta insolita [1] che potrebbe leggersi alla luce dello stesso contesto culturale in cui prese forma l’idea della curiosa commistione di santi intorno al Matrimonio mistico di Santa Caterina di Detroit, dove si trova raffigurata la famiglia del Battista. [M. Spagnolo]


1. Ekserdjian 1997, p. 44: “Il semplice espediente di dividere il dipinto in due attraverso un tratto di paesaggio a sinistra e un’architettura che chiude a destra, con in mezzo la colonna ionica, si trova anche nella Natività (Brera, Milano) forse di poco precedente. Anche in questo caso l’idea narrativa principale è apocrifa, ma fa parte della tradizione locale invece che di quella nordica. La scena mostra il neonato Salvatore addormentato su un panno bianco sopra del fieno, con la Vergine inginocchiata in adorazione davanti a lui. Giuseppe, spostato da una parte leggermente più indietro, dorme su una sella: indubbia allusione alla fuga in Egitto e all’avvertimento avuto in sogno, dietro di lui l’asino è appena visibile nella stalla di fortuna unita alle rovine. Tutto ciò è abbastanza ordinario, ma sulla sinistra ci sono due personaggi meno attesi, l’anziana Santa Elisabetta e San Giovannino. Resoconti diversi pongono il loro primo incontro in momenti differenti, con l’unica costante che Cristo e Giovanni devono essersi incrociati fra la Visitazione e il Battesimo, ma la loro presenza alla Navità è certamente insolita.”
 
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La Natività con i Santi Giovannino ed Elisabetta è stata formalmente considerata un lavoro "calcolatissimo" ove confluiscono costitutivi mantovani, leonardeschi e ferraresi, sapientemente filtrati, e dove il gruppo d'alberi e lo sfondo diventano magnifica, moderna pittura.
In verità si tratta di una straordinaria proposizione teologica intorno all'Incarnazione del Verbo.
Gesù appena nato, con il suo corpo umano sta sulla terra e sta al centro della visione, ossia al centro dell'eterno disegno divino. Il suo farsi uomo avviene dum medium silentium, in quel silenzio richiesto dall'angelo seduto che rende testimoni i pastori; in quel silenzio alitato dai piccoli spiriti in volo, e dal sonno di Giuseppe, che ricorda il momento fontale della prima creazione.
Il compiacimento del Padre scende con i raggi d'oro dall'alto. Il piccolo Gesù è concentrato in un'intensa consapevolezza: giace ed è nudo, è vittima preparata, ed è pane; lo accoglie un sudario che è un corporale eucaristico, sotto il quale s'irraggia il frumento. Come l'elegante colonna jonico-eolica divide lo spazio, prossimo ed infinito, così la nascita di Cristo divide la storia; e l'apparentemente incongrua presenza di Santa Elisabetta e di San Giovannino significa il termine dell'antico testamento e la sua congiunzione con l'età della Grazia.
Raramente un dipinto del rinascimento ha raggiunto tale intensità di simbolo e di poesia pittorica. (G. Adani)