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Madonna col Bambino, due angeli e cherubini

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1515-16 c.
olio su tela, cm 20 x 16
Firenze, Uffizi

Questa piccolissima tela si trovava nella prestigiosa Tribuna degli Uffizi nel Seicento, fra le opere che i granduchi medicei ritenevano di maggior valore. Nel tardo Settecento era tuttavia considerata opera di Tiziano giovane e solo alla fine dell’Ottocento, il conoscitore Giovanni Morelli la ricondusse al Correggio giovane, attribuzione che non è stata più messa in discussione. Discussa è invece la datazione dell’opera: per alcuni studiosi rappresenterebbe una delle prime prove del Correggio ancora intrisa di suggestioni mantegnesche   ma, come hanno giustamente fatto notare Andrea Muzzi e Mario Di Giampaolo, su questa lettura ha probabilmente gravato il piccolo formato dell’opera e il suo semplicissimo, quasi naif, impianto compositivo.
Gli stessi studiosi hanno evidenziato, invece, le affinità fra la piccola “miniatura” degli Uffizi e la ben più complessa ed articolata Natività di Brera  proponendo anche per la prima una datazione più avanzata. In effetti, la capacità di gestire l’illuminazione e i trapassi chiaroscurali [1] indicano già una buona familiarità con la tecnica pittorica, così come la delicatezza con cui è steso il colore a fingere la densità quasi schiumosa delle nuvole e l’aura dorata in cui si intravedono i minuti cherubini rivela in nuce la successiva ricerca artistica del Correggio in questa direzione. Il suo interesse costante, e molto vicino alla ricerca di Leonardo, a rappresentare le “cose impalpabili” quali appunto le nuvole o i capelli, come avrebbe elogiato Vasari. Il modo in cui i cherubini nascono dalle morbide nuvole che li circondano preannuncia, del resto, un analogo artificio che si ritrova, esibito con maggior scaltrezza, nella Pala di San Francesco e nella Zingarella di Capodimonte. [M. Spagnolo]


1. Ekserdjian 2001, p. 21: “La straordinaria “miniatura” degli Uffizi, la Madonna col Bambino e due Angeli Musicanti, rappresenta un passo avanti nello sviluppo stilistico del pittore; inoltre se è vero che il fondo celestiale con le teste di cherubini è un ricordo della Madonna di San Francesco, così come la testa della Madonna è basata su quella della pala di Detroit e il Bambino è un’interpretazione ispirata al Cristo della Madonna dei Fusi di Leonardo, l’insieme è, però, completamente nuovo. La luce diventa qui quasi la protagonista principale del dipinto: lo sfondo giallastro crea un effetto di rilievo sulle figure, che soprattutto in merito alle potenzialità del chiaroscuro, sono studiate con grande attenzione, specie nelle ali degli angeli che variano da un rosso scuro color vino sulla sinistra ad un rosa vaporoso sulla destra. La base della composizione è costituita da un solido banco di nuvolette grigio azzurro e l’armonia celeste è rappresentata dall’accordo tra il liuto sulla sinistra, scorciato a perfezione, ed il violino sulla destra, verso la musica del quale il Bambino sembra inchinarsi. Va sottolineata la cura con cui Correggio ha creato l’aureola della Vergine: divisa in due, è quasi bianca nel centro,  e si estende poi con raggi che si confondono col cielo. Infatti, l’aureola non è un attributo obbligatorio nei dipinti del Correggio, e di solito consiste in un semplice cerchio dorato."
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Anche il piccolissimo legno della Madonna col Bambino fra due angeli musicanti, collocato nelle collezioni medicee sin dal secolo XVII, si può considerare opera sinceramente strepitosa. Non conoscendone né la committenza né la ragione iconografica ci basterà considerare il fascino incomparabile di questo "dialogo in cielo".
Non vi è ambiente, né sfondo; non vi sono piani d'appoggio per le figure, pur soavemente realistiche; l'intero medium spaziale è un'esedra d'empireo, e l'impregnante luce sovrannaturale che vi regna è un lume d'oro!  Manca ogni sostanza logica alla visione - pura scena di paradiso - e quivi il Correggio irrora il bagliore crisoforo dei mosaici eternali di Bisanzio e di Venezia. Nel sublime refrigerio gli angeli offrono l'armonia musicale ("cantano i cieli la gloria di Dio") sicché Maria e il Verbo Bambino ne sono intimamente estasiati. Davvero qui la forza adorante della spiritualità d'oriente e l'affettività occidentale si congiungono in un momento ineffabile.
         Nella tavoletta l'acume di David Alan Brown ha scoperto un repentino debito del Correggio giovane, riguardante l'Angelo con la viola, dal Concerto campestre del Louvre (Giorgione-Tiziano, 1510 c.): un debito forse contratto a Venezia, o forse presso la corte di Isabella d'Este, come suggerisce nel suo bel contributo Daniela Ferriani. Questo significa soltanto il totale ma indipendente aggiornamento del Correggio su ogni passo della coeva pittura italiana.  (G.adani)