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Adorazione dei pastori (La Notte)

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1525-30
olio su tavola, cm 256,5 x 188
Dresden, Gemäldegalerie

Commissionata da Alberto Pratonieri nel 1522 per la cappella di famiglia nella chiesa di San Prospero a Reggio Emilia, l’opera venne in realtà consegnata solo nel 1530, anche se un disegno preparatorio , in molto differente dal lavoro finito, si può stilisticamente datare entro la metà degli anni venti.
E’ in assoluto uno dei capolavori di tutta la produzione del Correggio e uno degli esempi più affascinanti del genere notturno nell’arte italiana del Cinquecento.
 Vasari ne diede una lettura articolata e ricca di ammirazione [1] così fecero più tardi Lomazzo, Isacchi [2], Francesco Scannelli [3] e Charles de Brosses [4].
La luce divina del piccolo Cristo diviene pretesto per descrivere le reazioni nelle figure degli astanti e per sottolineare che solo alla Vergine era dato non soffrire quella luce così intensa. Il soggetto della Natività, un soggetto di per sè statico che non prevedeva nessun particolare movimento delle figure, viene così ad animarsi: intorno al lume miracoloso si crea una storia, un racconto in fieri.
La fortuna della Notte fu veramente straordinaria,  pari solo a quella della Madonna di San Girolamo. Moltissimi pittori italiani e stranieri si recarono a Reggio per ammirarla e, sebbene non ne circolassero incisioni fino alla seconda metà del Seicento, la sua reputazione eccezionale contribuì  a creare la fama del Correggio come pittore di immagini notturne. Nonostante i numerosi tentativi di acquistarla, avanzati da importanti collezionisti – celebri sono le richieste del re di Spagna tramite il suo pittore di corte Diego Velazquez intorno alla metà del Seicento– la “famosissima” Notte di Reggio rimase in Italia fino alla metà del Settecento quando, insieme a tanti altri capolavori del Correggio, prese la via di Dresda dove tutt’ora si trova. [M. Spagnolo]



1. Vasari, 1568: “È in Reggio medesimamente una tavola, drentovi una Natività di Cristo, ove partendosi da quello uno splendore, fa lume a' pastori e intorno alle figure che lo contemplano; e fra molte considerazioni avute in questo suggetto, vi è una femina che volendo fisamente guardare verso Cristo, e per non potere gli occhi mortali sofferire la luce della Sua divinità, che con i raggi par che percuota quella figura, si mette la mano dinanzi agl'occhi, tanto bene espressa che è una maraviglia. Èvvi un coro di Angeli sopra la capanna che cantano, che son tanto ben fatti che par che siano più tosto piovuti dal cielo che fatti dalla mano d'un pittore.”

2. A. Isacchi, Relatione intorno l’origine, solennità translatione et miraculi della Madonna di Reggio, Reggio 1619, p. 20: “Chiesa di S. Prospero [...] Altare della Madonna de’ Sign. Pratonieri. Questa è quella Palla (sic!) o Tavola di Antonio da Correggio, cotanto famosa, e horamai conosciuta dal mondo, e predicata per lo miraculo di tutte le pitture, della quale fa mentione Raffaele Borghini nel libro de’ Scoltori, e Pittori eccellenti. In questa sta dipinta la Natività di Nostro Signore, finta à notte, con tant’arte e maestria che se di giorno tu la miri altro non iscorgi ch’el picciolo Bambino in braccio alla Madre, dal cui volto esce uno splendore divino, la serenissima faccia della Madre che se lo vagheggia e contempla, il volto di molte altre figure in circonstanti ma fra l’altre vi ha una donna la quale volendo guardar fissamente verso Christo ne potendo con gli occhi mortali sofferire la luce della sua divinità si pone la mano dinanzi à gli occhi, con atto così naturalmente espresso ch’è maraviglia à vederla; sopra la capana un choro d’Angioli che cantando, glorificano Iddio così al vivo ritratti, che, anzi, piovuti dal cielo che ivi dipinti rassembrano. Ma ne qui consiste l’eccellenza di questa maraviglia perché volendo l’Auttore fingere una notte volse ancora che solo in tempo di notte, ò se di giorno, solamente all’oscuro co’l tirarvi una tela dinanzi al lume di torchi si scoprissero i stupori di quella, poiché in questo modo si vegono molt’altre figure di Pastori, Donne e Animali, fatti con tant’arte che altro non manca che lo spirito”.

3.Scannelli, 1657, pp. 295-99. "Alla seconda succede la vista della terza Tavola, la quale immediatamente si scuopre all'incótro nell'entrare dalla parte destra, opera per ogni parte grande, e senza pari, detta per eccellenza la Notte del Correggio; Notte assai più chiara del mezo giorno, la quale derivando dal raro Sole di Pittura, che fù Antonio da Correggio, fù per appunto formata nel meriggio, e maggior auge della sua più rara esquisita operatione. Notte tanto più chiara del giorno, quanto si ritrova da maggiori lumi illustrata, lumi sempre più risplendenti, come sopranaturali, e divinizzati. E se bene l'altre sopracitate operationi si ritrovino ancor'esse fabbricate dallo stesso gran Pittore da Correggio, e siano infatti qualificate, e rari, riescono nondimeno fra di loro, sicome varie ne' particolari soggetti, nella maniera parimente, & idea non poco differenti, in quella guisa, che i frutti derivanti dallo stesso stelo se bene siano la maggior parte buoni, e laudabili nondimeno per cagione degli accidenti talhora però vari riescono, e discrepanti. Così la prima detta di S. Sebastiano dimostra prevalere nell'idea di maggior studio, e più delicata unione, e l'altra detta di S. Pietro Martire in riguardo alla grandezza di rara maniera, e più vera naturalezza; e la terza Tavola della Notte si manifesta suprema ad ogni altra, particolarmente in ordine alla più esatta rappresentazione della diurna historia,  come delle più affettuose, e proprie espressioni, massime di lumi differenti, e come deificati con unione di colori, che dichiarano l'operatione assolutamente impareggiabile, che serve a nostri tempi per ultimo termine alle maraviglie della Pittura. Questa non mai appieno lodata operatione esprime con modo insolito, e mai sempre stupendo il Natale di Christo, e però havranno occasione i veri saggi, e buoni Professori nel seguire la scorta del glorioso nome di tanto Maestro di godere anco con la presenza del senso effetti singolari, e per ogni parte divinizati. Parerà facilmente insolito paradosso di primo tratto a chi si sia bramoso di sodisfare l'avida visla il rincontrare motivi sufficienti nell'oscurità della notte, ch'è un riconoscere la luce dalle stesse tenebre; & in un tal modo riuscirebbe al di certo se con mezi insoliti, e rari non restassino in tal caso prodigiosamente illuminati , e di così fatta maniera, che nissuno può vedere questa Notte stupendamente divinizata senza l'abbagliamento dé sensi, né participare la vista: de' geminati splendori pria di riconoscere nello stesso tempo il terzo, che ne risulta d'un tanto Maestro. Appaiono in questa Notte per oggetti principali in luogo più degno la B. Vergine col picciolo Christo Bambino,dal quale ne deriva tale, e tanto splendore, che fenice, come oggetto più vicino la Santissima Madre, e poscia l'altre figure a proportione, e chiarezza così rara si dimostra sopra l'ordine de' naturali colori, che tantosto dal riguardante viene riconosciuta per effetto immediato della luce Celeste. Sta con lo sguardo la gloriosa Madre del tutto fissata nel Figlio, e dall'eccedente splendore abbagliata, come soprafatta dall'eccessivo contento di vedere, e godere insiememente 1'humanato Iddio mostra di tal sorte gioire nel più interno del cuore, che in effetto spira gratia divina, amore, riverenza, e divotione. Alquanto lontano si manifesta a proportione della vista il Santo Padre Gioseffo, il quale anch'egli del tutto intento dà segno d'affaticarsi intanto bisogno per ostare con ogni potere all'estremo del freddo, e però si vede nell'atto di condurre l'Asinello vicino al Christo Bambino, affinché possa riscaldare col suo natural calore il delicatissimo corpicciolo, e perchè ne’ giumenti di tal sorte vive per natura la pigra ostinatione, e però in questo caso il Santo Vecchio, altrettanto ardente, fa conoscere l'Artefice di spiritoso giuditio ad un tempo, co' contraposti egualmente di fervida celerità, e di stupida pigritia coll'espressione più propria, e naturale; e ricercandosi in oltre l'intervento de' poueri Pastori per la necessaria convenienza della sacrata historia, egli no verranno riconosciuti dallo spettatore nella parte destra così ordinatamente collocati, che dimostrano giungere in un tal luogo ripieni di semplice, ed affettuosa divotione, i quali mentre s’avvicinano con estrema riverenza alla divinita di Christo Bambino, illuminati ad un punto da splendori di Paradiso, sembrano liquefarsi non meno per gli eccelsi di così vivacissimi, che dalla tenerenzza del proprio interno affetto, in modo che dimostrano a riguardanti di restar abbagliati da' raggi celesti, e del tutto in preda del santo godimento, e si scopre una femmina frà gli altri, che fà conoscere a marauiglia in tal caso l'inclinatione naturale del proprio sesso nella particolar curiosità, la quale avida di soverchio qual sitibonda di luce mostra anco più d'ogni altro d'inoltrare col capo lo sguardo per bevere al vero fonte della bellezza, appare però sopragiunta ad un tempo da un diluvio di più veri splendori, e come da sopranatural dolcezza inebriata, e confusa pare, che si dichiari con modestissima apparenza incapace di così eccedenti chiarori, e viene a dimostrare gli effetti di non immaginata espressione. Scopronosi parimente nella parte di sopra una squadra di celesti massaggieri, che riempiono ordinatamente il tutto dello spatio, i quali formati con ogni debita osservatione in ordine alla propria veduta sopra all'occhio, con iscorzi in eccellenza espressi, dimostrano accompagnare con varj, e convenienti moti, con modo di rara, ed insolita facilità, e buona naturalezza la necessaria proportione, la quale animata dallo spirito di ben fondato intendimento fà conoscere con gran convenienza il più a noi verisimile lor'essere, mentre in tal occasione si dimostrano ridenti, e gioiosi accompagnati da supremo splendore, che viene stupendamente ad illuminare la parte più alta, e danno in chiaro a vedere il desiato annuncio della pace. Hor quivi si potrà fermare l'intelligente per riconoscere quel tanto, che mostrano desiderare per l'ordinario i soggetti di più delicato gusto, i quali si danno bene spesso a credere, che nelle sole proprie parti si conservi il tutto della buona Pittura, perché essaminando debitamente lo stupendo di così fatta divinità ritroverà primieramente l'historia con ogni puntuale, e debita convenienza rappresentata, come quella, che non contiene mancamento nel convenevole, né meno abbondanza nel superfluo, ma come di tutta convenienza espressa non lascia minimo dubbio, alla buona erudizione; e però dimostrandosi proportionatamente le figure, ed oggetti particolari benissimo disposti si conosce, che l'una non apporta impedimento all'altra, che sono le più degne ne’ luoghi principali, e l'altre si dimostrano con ordine successivo in […]"

4. Ch. De Brosses, Lettres historique et critiques sur l’Italie, Paris,1799: “La Nuit de Noël; o Dieu! Quel tableau!Je ne puis jamais y songer sans exclamation. Pardon Divin Raphaël, si aucun de vos ouvrages ne m’a causé l’émotion que j’ai eue à la vue de celui-ci. Vous avez votre grace à vous, plus noble, plus décente; mais celle-ci est plus séduisante: Vous avez combien je vous admire, combien je vous estime; laissez moi aimer l’autre de tout mon cœur”.
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Al pari del "Giorno" la "famosissima Notte" è uno dei quadri più noti dell'intera storia della pittura. Questa scena ha avuto nei secoli una tale forza di attrazione da essere ricercata, ammirata, amata da un'innumerevole quantità di persone, ed è da sempre capace di suscitare un trasporto estatico che coinvolge in sublimazione rigenerante il cuore di ciascuno. Qui la fede e i sensi provano la gloria e la tenerezza dell'Incarnazione.
La scena è quella di una semplice Natività: così la chiese Alberto Pratonieri al Correggio con l'atto privato del 24 ottobre 1522, per collocarla poi (all'incirca nel 1530, entro l'ancona progettata dallo stesso autore) nella cappella di famiglia lungo la navata destra della Basilica di San Prospero in Reggio Emilia; per questo anche nella "Notte" la visione rotativa del riguardante che avanza nella chiesa inizia con la figura di un grande vegliardo in piedi.
 La lunga scheda-saggio di David Ekserdjian, nella sua eccellente monografia (1997), ne dà una profonda analisi.
E' commovente pensare che la non breve conduzione della tavola reggiana coincise con l'immenso e apocalittico impegno dell'Allegri per l'affresco della cupola del Duomo di Parma, il cui primo contratto fu sottoscritto dieci giorni dopo, il 3 novembre dello stesso anno, e la cui conclusione cadde nel 1530. In tali anni, per un mistero particolare, il Correggio meditò insieme il primo e l'ultimo degli atti storici della Redenzione: la nascita di Gesù e l'Assunzione di Maria al cielo.
L'ambientazione della Adorazione dei Pastori rimane nello schema di una credenza popolare, la quale immaginava il parto della Vergine in un ricovero di animali, ricavato però tra le rovine di un tempio pagano. Riappare così la colonna, mai dimenticata nelle scene natalizie del Correggio, che indica il trapasso dei tempi, ma che segnala potentemente come la Grotta di Betlemme divenga - sia pur idealmente e transitoriamente - la nuova e autentica Arca dell'Alleanza. Infatti Dio stesso indicò la sua vicinanza al popolo d'Israele durante l'esodo dall'Egitto dicendo "il mio trono sarà nella colonna di nube, sopra l'Arca", e tale rimase nel Tempio di Salomone. Ora la columna nubis appare con saldezza, ed entro la nuvola si rotea la gioia frenetica degli spiriti celesti: capolavoro incredibile di corporale turbine angelico e di biblica testimonianza.
Gesù è nato, il Verbo si è incarnato.  Il Verbo è consustanziale al Padre, è Colui per quem omnia facta sunt (per il Quale tutte le cose sono state fatte), è il "Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero". Qui l'introiezione teologica del Correggio diventa suprema: il bimbo che nasce a Betlemme è Egli stesso divinità, lumen de lumine, fulgore supremo della gloria del Padre. La luce è venuta nel mondo, come proclama il vangelo di San Giovanni, ed è questa l'idea fontale che il pittore pone al centro della realizzazione fisica-semantica  di un dipinto assolutamente unico il quale esprime al più alto grado tale Verità.
Di qui l'ardimento, mai prima concepito, di far scaturire l'intera illuminazione della scena dalla persona stessa del piccolo Gesù. La meraviglia, lo stupore beatificante che stanno al di sopra di ogni aspettativa consistono in questo prodigio pittorico: un corpo si fa splendore irradiante, di purezza e potenza inaudite, e illumina ogni cosa. Il significato simbolico è sublime, ed è grandioso il risultato visivo. La luce divina si espande e vivifica le figure astanti: la donna, col cesto dei due anatroccoli, che è rimasta celebre perché si scherma gli occhi; il pastore giovane, felice, che invita ad inginocchiarsi con sé l'amico più anziano, appena giunto con il suo gran bastone e il suo cane; San Giuseppe, dal nobile volto, il quale sta in tenzone con l'asino, deciso ad affacciarsi; e infine il bue e i due fanciulli più lontani. La medesima luce esalta vieppiù la colonna, colpisce la nuvola e le creature angeliche; infine scendendo lambisce i roridi cespi padani ove occhieggia fra i sassi il virente, spontaneo agrifoglio: segno erborale della stagione natalizia, amato dal popolo.
Soltanto Maria può guardare senza tema l'alone di clarità che si libra dal Figlio, anzi ne è Ella stessa partecipe nella sua purissima santità, e l'intimo gaudio supremo fiorisce nel più dolce e indimenticabile sorriso di mamma che mai si potrà vedere, giacchè "del nuovo Israello è nato il Signor, il fiore più bello di tutti i fior".
Il disegno, il chiaroscuro, la coloritura del grande Antonio qui toccano apici senza paragoni. In questo dipinto - il più "anticlassico" come disse il Gould - si raccolgono tutte le caratteristiche della "naturalità": che è inconfondibimente del Correggio, che è senza tempo, e che darà linfa alla pittura per i secoli. Molti particolari "di meraviglia" sono indicabili: la scaturigine della luce, che da Gesù si rameggia nel lungo cuscino di spighe di grano, qual fiammeggiante richiamo eucaristico; i bellissimi capelli di Maria, così intrisi dal lumeggiare; la motilità complessiva del pastore anziano che sta togliendosi il copricapo e si regge sul mirabile bastone, mentre piega le gambe; il gioco complessivo delle mani nei due gruppi, di terra e di cielo;  le storditive torsioni degli angeli, governate dal pittore in modo magistrale; le erbe, che - a mo' di corallo, in presagio della passione - pendono dalle travi del soffitto sul nato Bambino; la gran lavorazione semioscura della mangiatoia; e infine quella sorta di attualizzazione del giorno eveniente, accennata sul profilo delle ben note colline di Val d'Enza, mentre l'aurora remota - un'aurora davvero evangelica - preannuncia il suo diafano schiudersi.  (G.Adani)